
Marco è un informatico, specializzato in configurazioni VPN, è introverso e non è mai stato “un personaggio spiccatamente vitale”, ma quando esplode la pandemia da Covid-19 in lui qualcosa si incrina: il controllo delle notizie nefaste si fa ossessivo, l’isolamento annichilente, e si fa strada l’idea del suicidio, annunciata dagli attacchi di panico; per sua fortuna, Marco può contare sull’attenzione e sul supporto della sorella Claudia. Se il suo tracollo ci è raccontato da un narratore esterno, un secondo personaggio, una donna, ricostruisce in prima persona la storia della propria depressione, iniziata ai tempi dell’11 settembre, una alienazione che l’ha prima intrappolata nel doomscrolling, poi vincolata allo Xanax e infine spinta a un gesto considerato che l’ha condotta al TSO. Le storie di questi due individui sono simili, e portano con sé echi familiari a tutti coloro che, già più sensibili della media, hanno vissuto in modo sconvolgente i vari lockdown. Tra questi due individui, però, un legame c’è, ed è molto forte, e forse salvifico...

Come Picasso è una novella a doppio binario, con due storie che si alternano e dialogano in modo sobrio e intelligente, e non gratuito. Non siamo nell’ambito del mero intrattenimento: c’è, in questa duplice narrazione, un intento più alto, tra il divulgativo e la parabola. La costruzione del personaggio di Marco, del suo profilo psicologico, è certosina, più che verosimile, una cartella clinica romanzata mai compilativa, nella quale ogni sintomo è rappresentato attraverso un evento, una mania o una riflessione. La scrittura di Gerelli è lieve, personale, ancillare a una rappresentazione empatica di un personaggio che è un tipo, nel quale molti lettori non mancheranno di rispecchiarsi, forse trovando conforto. Marco non si espone più di tanto, caratterialmente, ma non c’è un suo gesto che non ci comunichi la specifica qualità del suo disagio. Più esplicita e analitica è la donna che racconta in prima persona, determinata a ricostruire origini e sviluppo della propria condizione, senza mai spettacolarizzare il disturbo, bensì affrontandolo a viso aperto e suggerendo ai lettori interessati come fare altrettanto. Ma Marco e la donna sono due facce della stessa medaglia, perché tutti siamo preda dei nostri mali e tutti abbiamo gli strumenti per sottrarci a essi, se davvero lo vogliamo e, magari, se qualcuno ci tiene la mano in questo percorso.
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