Milanese, 57 anni, le sue mani sono protagoniste di spot per diversi brand: "Non serve solo avere la mano bella e metterla davanti a un obiettivo. C'è tutto un lavoro dietro". Ce lo ha raccontato in questa intervista
Non bisogna avere per forza i capelli freschi di shampoo, le sopracciglia definite, l'incarnato del viso impeccabile a prova di luci abbaglianti: per scavarsi un posticino nell'insolita nicchia dei manisti, una sola parte del corpo serve che sia perfetta. Anzi due, per la precisione: le mani. Loro, sono solo loro le dive della scena, i "ferri del mestiere" di una categoria di modelle e modelli che si muove tra set fotografici e studi di registrazione lontano da ogni sovraesposizione mediatica, riconosciuti o riconoscibili come protagonisti di uno spot o di una campagna pubblicitaria solo se sono loro stessi a raccontarsi come tali.
Fabio Marino lo ha fatto. Professionista dell'ambiente da tempo, ci ha raccontato come funziona il lavoro di manista, quanto si guadagna, come si tengono in allenamento le mani prima di una scena. E pure cos'hanno di così speciale le sue di mani, scelte - non a caso - anche come "controfigure" di quelle di personaggi come George Clooney e Luca Argentero. "Le mani non devo essere solo belle, ma devono saper recitare" ci ha spiegato: "Di me dicono che ho 'la mano di gomma': per un manista è uno dei complimenti più belli che si possano ricevere".
Com'è nata l'idea di diventare manista?
"Sono di Milano e ho iniziato circa 25 anni fa. Oggi ho 57 anni, ma per fortuna non li dimostro... (ride, ndr). Lavoravo come impiegato amministrativo, ma ero curioso di scoprire il mondo del cinema, anche per diversificare la mia vita. Mi venne consigliato di propormi come comparsa e così ho iniziato, con qualche posa in fiction e pubblicità . Poi mi fu detto che quella stessa società che reclutava comparse cercava un manista, per me figura allora del tutto sconosciuta. Mi dissero che avevo delle belle mani, scattarono una polaroid e via, da lì è partito tutto, con un primo video realizzato per una società che produceva oggetti elettronici e che io maneggiai a fav

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