Non solo gas e benzina: così il prezzo della guerra in Iran potrebbe arrivare presto nel carrello della spesa degli italiani

 

Il blocco dello stretto di Hormuz con il conseguente rincaro del prezzo di energia e fertilizzanti rischia di rinfocolare l'inflazione e svuotare il portafoglio dei consumatori: i prodotti con i maggiori rincari e chi oggi fa affari d'oro

a guerra in Iran sta già entrando negli scontrini degli italiani. Pane, frutta, verdura, carne: il rincaro non è più soltanto una previsione, ma una dinamica che comincia a prendere forma lungo tutta la filiera alimentare.

Il punto di partenza è sempre lo stesso: l’energia. Quando petrolio e gas aumentano, non salgono soltanto le bollette o il prezzo dei carburanti, ma cresce anche il costo di produrre, trasportare e conservare il cibo. È così che un conflitto a migliaia di chilometri di distanza finisce per incidere sulla spesa quotidiana.

Ma a pesare non è solo il prezzo dei carburanti. Uno dei segnali più evidenti arriva dal mercato dei fertilizzanti, un settore cruciale per l’agricoltura e fortemente dipendente dal gas. Dall’inizio del conflitto, il prezzo dell’urea - uno dei concimi più utilizzati - è aumentato fino al 51%, mentre le stime delle associazioni agricole parlano di rincari già intorno al 30-35% rispetto al mese precedente.



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