Acque agitate tra gli alleati di governo. Schermaglie tra i vicepremier, che sono sempre più distanti. Meloni costretta a serrare i ranghi
Superata l'euforia per avere visto i referendum naufragare sotto il peso dell'astensionismo, i partiti di maggioranza tornano a pensare da "singoli" più che da coalizione ed emergono tutte le differenze. Le scintille arrivano proprio su un tema oggetto di referendum: la cittadinanza. Forza Italia insiste per la riforma, Salvini lo stoppa. "In politica si discute io non do ordini, ma nemmeno li prendo", dice Tajani. "Non capisco perché insiste", gli risponde Salvini dalle colonne del Corriere. Ancora una volta Meloni si trova a dovere tenere a bada i suoi vice che non sono nuovi a schermaglie.
Salvini: "Non capisco perché Forza Italia insiste sulla cittadinanza"
Meloni non intende cambiare la legge sulla cittadinanza. In questo la Lega è sulla stessa lunghezza d'onda: non c'è spazio né per lo Ius Soli chiesto dalle opposizioni, né per lo Ius Scholae proposto da Forza Italia. "Noi andiamo avanti - assicura però Tajani -. Non devo chiedere il permesso in Parlamento per presentare una legge. In politica si discute io non do ordini, ma nemmeno li prendo".
"Mi pare che i referendum abbiano fatto chiarezza su questo. Anche a sinistra, la legge italiana va bene così come è. Ho consapevolmente scelto di non votare referendum ideologici e dannosi che non hanno nemmeno mobilitato gli elettori della sinistra. Sulla cittadinanza, il risultato è clamoroso, immaginare scorciatoie è sbagliato. Per questo non capisco perché Forza Italia insista", dice Salvini al Corriere.
Nemici-amici: cosa divide la maggioranza di Meloni
Quello sulla cittadinanza non è il solo braccio di ferro in corso nella maggioranza. La premier ha ribadito l'intenzione di concentrare gli sforzi sul taglio dell'Irpef. L'idea piace anche all'azzurro Antonio Tajani. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, taglia corto: "Abbiamo ancora due anni e mezzo". Salvini dal canto suo insiste su pace fiscale e rottamazione delle cartelle: "Il punto è che le due cose sono complementari: le rottamazioni portano nelle casse pubbliche le risorse che consentono di abbassare l’Irpef. Io spero che su questa operazione — che è liberale, di centrodestra e berlusconiana — nessuno dica di no. E dunque, conto che la coalizione sia compatta".
Altro tema che divide gli alleati: il terzo mandato per i presidenti di Regione. Fratelli d'Italia vorrebbe rinviare la discussione. "Ne parleremo come Lega al Consiglio federale di oggi. Noi da sempre riteniamo che debbano essere i cittadini a scegliere. Del resto, abbiamo portato la proposta in aula 4 volte, e 4 volte ce la siamo votata da soli. Ma il tempo rimasto è pochissimo", dice Salvini.
"Io sono sempre pronto a discutere su qualsiasi argomento però ritengo che due mandati siano sufficienti perchè non servono incrostazioni di potere", rincara la dose Tajani in un'intervista a Rtl 102.5. "Non è una questione di volontà popolare. Anche Mussolini ha vinto le elezioni, anche Hitler aveva vinto le elezioni - ha affermato Tajani -. Non è questo il ragionamento: il ragionamento è che un presidente di regione nel suo territorio ha più potere di quanto ne abbiano il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica sul territorio nazionale. Quindi, troppo tempo seduto su una poltrona rischia di far si che ci siano rischi di autoritarismo, di incrostazioni di potere".
Dall'insediamento del suo governo, la premier Meloni ha sempre ammesso le differenze di vedute tra i partiti ma ha anche rivendicato con orgoglio la capacità di trovare una sintesi e andare avanti. Ecco, adesso a Meloni tocca nuovamente serrare i ranghi.

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