Redditi, l'allarme dell'Upb: "I benefici della nuova Irpef erosi dal fiscal drag"

 


La beffa è stata evidenziata in un rapporto dell'Ufficio parlamentare di bilancio. L'aumento dei contributi da versare è legato a un fenomeno che si verifica in presenza di inflazione e tassazione progressiva

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni (foto di repertorio LaPresse)

Doccia fredda per i lavoratori. Il governo Meloni puntava ad alleggerire il peso delle tasse con l'ultima legge di bilancio. Ma la realtà è più complicata rispetto ai buoni propositi. L'accorpamento delle aliquote Irpef previsto dalla manovra - sono diventate tre - e la stabilizzazione del taglio del cuneo hanno aumentato i contributi da versare al fisco.

La beffa è stata evidenziata nell'ultimo rapporto annuale sulla politica di bilancio, redatto dall’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente che analizza le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo. L'aumento dei contributi da pagare è legato all'effetto del drenaggio fiscale, un termine noto agli addetti ai lavori ma che ha ricadute concrete nelle tasche dei cittadini.    

Che cos'è il drenaggio fiscale 

In poche parole il drenaggio fiscale è un fenomeno che si verifica in presenza di inflazione e tassazione progressiva. L'inflazione, cioè l'aumento dei prezzi, comporta un incremento del reddito nominale, quello che guadagniamo senza prendere in considerazione i fattori che influenzano il potere d'acquisto. L'aumento però non viene pienamente compensato dall'incremento del reddito reale, la somma che certifica il potere d'acquisto di una persona prendendo in considerazione fattori come l'inflazione. Questo perché le imposte sul reddito crescono con l'aumento del reddito nominale, spostando i contribuenti verso scaglioni di tassazione più elevati.

Il drenaggio fiscale quindi è una sorta di aumento "mascherato" della pressione fiscale: le tasse crescono a causa dell'inflazione anche se non c'è un incremento delle aliquote. La stabilizzazione del taglio del cuneo e l'accorpamento delle aliquote Irpef quindi "se, da un lato, danno maggiore stabilità al sistema, dall'altro, aumentano la sensibilità dell'imposta personale sul reddito all'inflazione soprattutto per i lavoratori dipendenti", ha sottolineato l'Upb nel suo rapporto. 

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La nuova struttura dell'Irpef disegnata dal governo Meloni, essendo più progressiva, produce un maggiore drenaggio fiscale. "In un contesto in cui la dinamica retributiva è già risultata insufficiente a compensare l'inflazione, l'intensificazione del prelievo fiscale derivante dall'interazione tra quest'ultima e la progressività dell'imposta rischia di erodere in misura considerevole gli incrementi nominali delle retribuzioni, con potenziali ricadute negative sui consumi e sulla domanda interna", sottolinea l'organismo indipendente.

L'Ufficio parlamentare di bilancio ricorda come il drenaggio fiscale operi "a prescindere dall’effettiva variazione dei redditi nominali". In particolare, se il sistema fiscale non è indicizzato, "quando il reddito aumenta in linea con l’inflazione – mantenendo invariato il potere d’acquisto – il contribuente viene spinto verso scaglioni di tassazione più elevati, subendo un incremento dell’aliquota media senza aver beneficiato di alcun miglioramento economico reale". Qualora invece "il reddito nominale rimanga stabile o cresca meno dell’inflazione, le aliquote non si riducono come dovrebbero in considerazione della diminuita capacità contributiva, determinando un prelievo proporzionalmente più gravoso rispetto alla situazione economica effettiva del contribuente".

Chi paga più tasse

Secondo una simulazione dell'Upb con il passaggio al nuovo regime "il maggiore prelievo associato a 2 punti percentuali di inflazione è più alto di circa 370 milioni, pari a un incremento del 13 per cento rispetto al sistema precedente". L’effetto del drenaggio fiscale si concentra soprattutto sui lavoratori dipendenti, anche se ci sono differenze a seconda delle categorie di appartenenza. Il "maggiore prelievo per l’insieme degli operai passa da 800 a 942 milioni; quello per gli impiegati è ancora più marcato, aumentando da 989 a 1.205 milioni", evidenzia l'organismo indipendente. Rilevante poi l'impatto in termini di incidenza sull’imposta pagata: "La variazione percentuale dell’imposta dovuta al drenaggio fiscale passa dal 3,2 al 5,5 per cento per gli operai e dall’1,7 al 2,3 per cento per gli impiegati".

L'incidenza del drenaggio fiscale sui lavoratori (fonte Ufficio parlamentare di bilancio)
L'incidenza del drenaggio fiscale sui lavoratori (fonte Ufficio parlamentare di bilancio)

L'organismo ha analizzato ai raggi x l’ultima legge di bilancio approvata dal governo Meloni. Nell’autunno 2024 "veniva impostata una manovra che utilizzava quasi integralmente gli spazi di bilancio disponibili". E nei prossimi mesi che cosa succederà? "A meno di miglioramenti della dinamica della spesa netta rispetto a quanto inizialmente previsto, eventuali nuovi interventi dovranno, quindi, trovare copertura attraverso aumenti di entrate o riduzioni di spese strutturali". Il governo è avvisato: per finanziare nuove misure andranno tagliate le spese o aumentate le tasse. 

Drenaggio fiscale: i lavoratori più colpiti (fonte Ufficio parlamentare di bilancio)



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Redditi, l'allarme dell'Upb: "I benefici della nuova Irpef erosi dal fiscal drag"
https://www.today.it/economia/cuneo-fiscale-chi-paga-piu-tasse-relazione-upb.html
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